Matt Damon attore mutante, da “The Informant” ad “Invictus”

Matt Damon

Clint Eastwood ha vinto l’ennesima scommessa, l’attore scelto per interpretare il famoso campione di rugby François Pienaar da Matt Damon aveva infatti fatto storcere il naso a molti. Quello che non convinceva pienamente gli addetti ai lavori, non erano di certo le indiscusse capacità dell’attore americano, ma la poca somiglianza con il personaggio che avrebbe dovuto interpretare.

A smentire tutti ci ha pensato lo stesso attore e l’utilizzo dei grandangoli usati dal vecchio Clint sulla sua macchina da presa, che hanno aggiunto molti più centimetri in altezza al suo protagonista. Matt Damon ha confermato con questa sua interpretazione l’impressione che un po’ tutti avevano avuto guardando “The Informant”, ovvero che ci si trovava di fronte ad un attore in stato di grazia, che aveva definitivamente completato il suo processo di maturazione artistica.

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Morman Freeman con “Invictus” potrebbe vincere l’Oscar

Morgan Freeman

Morgan Freeman ha interpretato Nelson Mandela con estremo pudore e rispetto, anche se il compito che gli è stato affidato dall’amico regista Clint Eastwood, in effetti, era estremamente complesso. La sua è davvero una interpretazione da Oscar, di quelle che restano nella memoria, senz’altro una delle sue più grandi interpretazioni di sempre.

Non a caso Morgan Freeman è stato nominato dall’academy per il lavoro svolto in “Invictus“, e potrebbe risultare nuovamente vincitore, proprio come accadde sempre in coppia con Eastwood, in “Million dollar baby” nel 2004. L’attore in ogni caso non sembra davvero darsi pace quando pensa che una pellicola della portata di “Invictus”, nonostante quest’anno siano ben dieci i film candidati alla vittoria finale come miglior film, non sia nemmeno riuscito ad entrare fra le migliori dieci produzioni dell’anno.

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Eastwood: il mondo ha bisogno di leader

Clint Eastwood

Clint Eastwood da pistolero infallibile in molte delle pellicole di Don Siegel a regista che con le sue produzioni sta donando un lascito fondamentale alle generazioni future. Risulta davvero difficile trovare in circolazione un cineasta che nell’arco di una carriera sia riuscito attraverso la sua filmografia e la poetica in essa contenuta, a raccontare storie più necessarie di quelle racchiuse nei suoi film, proprio come accade nel suo ultimo “Invictus”.

Quelle raccontate dal regista americano, non possono che essere definite in questo modo, storie necessarie, il suo cinema è sempre secco e asciutto, esattamente come le ultime pellicole di un altro maestro del calibro di David Cronenberg, basta ricordare un film come “La promessa dell’assassino”.

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“Invictus” un progetto dalla difficile gestazione

Invictus

Il progetto di fare un film dedicato alla figura Nelson Mandela era in piedi da molto tempo ma le grandi difficoltà incontrate derivavano principalmente dalla mancanza di un buon copione. La vita di uno dei personaggi più importanti del ventesimo secolo è stata talmente densa di avvenimenti da rendere estremamente complessa la buona riuscita del progetto.

Ciò che successivamente ha concesso la realizzazione di “Invictus”, e stato un incontro casuale avuto fra Morgan Freeman con l’autore di “Playing the Enemy“, John Carlin, giornalista americano che ha preso in considerazione proprio gli anni successivi alla scarcerazione del leader sudafricano.

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Clint Eastwood il regista delle grandi storie

Clint Eastwood

Clint Eastwood compirà il prossimo 31 maggio 80 anni, in 38 anni di carriera ha diretto 30 pellicole, e negli ultimi anni sembra aver accelerato il suo ritmo di produzione. Negli ultimi tre anni, in particolare, Eastwood ha fatto ben cinque film, questo con Morgan Freeman è il suo terzo lavoro con l’attore.

Invictus“, inizia con la fine del periodo di detenzione di Nelson Mandela (Morgan Freeman) nel 1990, dopo aver scontato ben 27 anni di detenzione. Tre anni dopo il leader politico sarà il vincitore dell’ambito premio Nobel, e, due anni dopo, cercherà di sfruttare l’organizzazione della coppa del mondo di rugby, che nel 1995 si tiene in Sudafrica, per riunire tutto il suo popolo.

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Eastwood e Freeman puntano il dito contro Obama

Morgan Freeman, Clint Eastwood

Non bastavano gli oppositori politici a creare fastidi a Barack Obama. Oggi, la leadership del primo presidente di colore nella storia degli Stati Uniti viene messa in dubbio anche da registi e attori del calibro di Clint Eastwood e Morgan Freeman. L’occasione per giudicare l’operato di Obama è offerta dalla presentazione di “Invictus”, l’ultimo film di Eastwood ambientato nel Sudafrica di Mandela (Morgan Freeman) e di François Pienaar (Matt Damon), rispettivamente l’allora presidente del Sudafrica e l’allora capitano degli Springboks, la nazionale di rugby sudafricana vincitrice dei mondiali del 1995.

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