Sarabanda e Buona la prima, le recensioni

Benché nel corso di questi ultimi anni abbiamo avuto modo di assistere a degli avanzamenti tecnologici a dir poco importanti, sono sempre di più le persone che ricercano nelle gioie del passato una sorta di ancora, un rifugio dove sentirsi al sicuro. Basti pensare a tutte le pagine nate su Facebook, che richiamano a calciatori ritiratisi da tempo, o ancora a cantanti, o addirittura a programmi televisivi e quant’altro che hanno spopolato negli anni ’90. In questo senso, il termine più utilizzato, oltre che meglio calzante, è “nostalgia”. Una cosa alla quale, evidentemente, devono aver pensato anche le nostre reti televisive, nel tentativo di cavalcare l’onda e di catalizzare proprio queste persone. In tale ottica, con ogni probabilità, dopo il gran successo della scorsa stagione di Ciao Darwin, sono tornati format di gran successo negli anni passati, come Sarabanda e Buona la prima.

SarabandaMa quanto l’operazione ha funzionato, con esattezza? Sia Sarabanda che Buona la prima andranno in onda, come una sorta di evento speciale, per tre settimane in prima serata: martedì il primo, e mercoledì il secondo. E, se il programma di Ale e Franz non sembra aver perso colpi, ma anzi si è rinnovato bene, Enrico Papi non pare invece aver riscosso il successo sperato.

Troppo il tempo trascorso, forse, dal Sarabanda come noi lo ricordiamo: altro tipo di televisione, altro modo di percepirlo. Altro Enrico Papi, anche: che, nonostante una propensione al trash, riusciva a stare al proprio posto e a gestire al meglio il format senza risultare troppo ingombrante, lasciando che i concorrenti, com’è giusto che sia, fossero i protagonisti.

Questo “nuovo” Sarabanda, invece, è parso troppo Papicentrico, col conduttore romano improvvisato show-man d’altri tempi: il che va bene se sei un Enrico che di cognome fa Brignano, e non Papi. Il risultato è dimenticabile, come dimenticabili sono le performance, tra imitazioni e monologhi comici, del conduttore di Sarabanda. Così come, ahinoi, son dimenticabili (e anche un pelo imbarazzanti) i gloriosi campioni storici di Sarabanda: segnati dal tempo, emozionati al punto da sbagliare le risposte più semplici, costretti a trascinarsi fino a mezzanotte inoltrata (un’agonia anche per gli spettatori), fagocitati da un programma che strizza troppo l’occhiolino al mondo del web, e che pare proprio non funzionare in diretta. E del quale, probabilmente, nessuno sentiva davvero il bisogno.

Non pare vero, invece, che siano trascorsi praticamente otto anni dall’ultimo episodio di Buona la prima: Ale e Franz ritrovano lo smalto dei vecchi tempi, lasciando il format praticamente intatto ma adeguandolo anche ad una grafica più moderna e innovativa. Graditissimi, in questo senso, anche i ritorni di due delle comparse migliori della storia del programma, come Sandro Betti e Katia Follesa, che insieme ad Alessandro Besentini e a Francesco Villa formano un quartetto irresistibile. Giusto gli sketch realizzati in esterna paiono arrangiati e superflui, ma la loro durata è talmente esigua che ci si passa tranquillamente sopra. Le risate sul palco, invece, sono reali, autentiche, a giustificare un ritorno di cui, stavolta sì, poteva sentirsi il bisogno.

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