Reazione a catena è un flop con Marco Liorni

Oramai siamo praticamente agli inizi della stagione estiva, e anche i programmi nostrani, tramite gli apparecchi televisivi, si fanno testimoni del cambiamento in corso. I tradizionali show preserali, così, lasciano spazio a quelli che da anni vanno in onda durante i mesi più caldi dell’anno. E c’era ovviamente una forte aspettativa per quanto riguarda Rai1, grazie al ritorno di Reazione a catena. Il famoso programma, lo scorso anno, con la conduzione di Gabriele Corsi aveva fatto segnare numeri da record, mai toccati in oltre dieci anni di trasmissione: una media di telespettatori vicina ai 4 milioni, per uno share vicino al 26%.

Reazione a catena Rai1Anche per questo ha fatto specie l’improvviso avvicendamento alla conduzione di Reazione a catena, allorché l’ex componente del Trio Medusa, che aveva convinto il pubblico grazie allo stile brioso e istrionico, è stato sostituito da Marco Liorni. Dopo una lunga carriera tra Mediaset e Rai, distintosi soprattutto per contenitori di cronaca e di attualità come La vita in diretta, Liorni era praticamente alla sua prima prova con un programma decisamente più gigioneggiante, apparentemente incompatibile con la sua conduzione più sobria e rigida.

In effetti, in queste prime puntate della nuova stagione di Reazione a catena, Liorni è risultato ai più ingessato ed impacciato, ben distante dagli standard necessari alla conduzione di uno show così ludico ed informale. E così, non deve stupire che il concorrente Mediaset con Caduta libera, diretto dal navigatissimo Gerry Scotti, abbia finora stravinto la lotta dello share, con differenze in termini di percentuali anche di 5 o 6 punti. A goderne è anche il telegiornale di Canale5, che clamorosamente si è avvicinato a quello di Rai1.

Chiaramente Liorni potrebbe ancora riuscire a ribaltare la situazione, considerando anche che la stagione estiva è piuttosto lunga. Ad oggi, tuttavia, questa prospettiva sembra piuttosto difficile da realizzare, e gli inizi di Reazione a catena sono stati tutt’altro che promettenti. A conferma che, forse, è vero che “squadra che vince non si cambia”. E che la scelta di silurare il “recordman” Corsi, è stata fatta troppo a cuor leggero.

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