Game of Thrones, la recensione dell’ultima stagione

Si è oramai conclusa la celebre serie televisiva di Game of Thrones, forse la più seguita e la più amata dal grande pubblico nell’ultimo decennio. La stagione conclusiva, e l’ultimo episodio in particolare, hanno creato una nettissima spaccatura sia tra i fan che tra i critici specializzati, dividendo l’opinione comune tra chi ha apprezzato il finale e chi, invece, lo ha aspramente disapprovato. Ma dove sta, effettivamente, la verità?

Game of ThronesVa detto che, sia come sia, Game of Thrones è entrata a tal punto nell’immaginario collettivo da tenere in scacco decine, se non centinaia di milioni di fan in tutto il mondo e per diversi anni. Non si trovano molti termini di paragone nel mondo del piccolo schermo, e proprio per questo le aspettative erano altissime: era difficile, se non impossibile, inscenare una conclusione che sarebbe stata all’altezza di quelle aspettative, e allo stesso tempo capace di accontentare anche i palati più fini.

Ciò detto, in molti hanno sottolineato un fisiologico calo che Game of Thrones ha accusato nelle ultime stagioni, e ciò è probabilmente dovuto alla strada divergente che la serie televisiva ha preso rispetto alla controparte cartacea. Perdute le linee guida dei romanzi di George Martin, fermatisi al quinto di sette capitoli previsti (e sfortunatamente non vi sono ancora notizie certe circa l’uscita del sesto libro), sceneggiatori e produttori si sono trovati ad affrontare una situazione complicata: inscenare una conclusione in un contesto estremamente delicato ed intricato, senza però poter più godere di quel filo conduttore che li aveva ispirati fino a quel momento.

Anche a questo aspetto, probabilmente, va ricondotta la deriva dei percorsi evolutivi dei personaggi, che, stritolati da una narrazione temporale sempre più frenetica e accelerata – in totale contrapposizione rispetto alla lentezza che aveva permesso di caratterizzare egregiamente i protagonisti nelle prime stagioni – non paiono, in alcuni casi, aver adempiuto al destino suggerito dal loro precedente sviluppo. Nondimeno, eccezion fatta per alcune scene estremamente epiche (la resa dei conti tra i fratelli Clegane è forse il momento più alto dell’ottava stagione), gli episodi decisivi propongono un’atmosfera anticlimatica, soprattutto l’ultimo: anche questo, probabilmente, deve aver contribuito a generare una certa insoddisfazione tra numerose sacche di fan, che evidentemente speravano in un travolgente susseguirsi di emozioni.

Sarebbe però ingeneroso bollare con una sonora bocciatura una produzione che per anni ha saputo offrire un intrattenimento di altissimo livello, tanto da creare un fortissimo senso di appartenenza. Certo, verrebbe da chiedersi che cosa sarebbe accaduto, se il team guidato da Weiss & Benioff avesse potuto godere ancora delle sapienti indicazioni dei romanzi di Martin. Inoltre, nell’ultima stagione, sei episodi sono sembrati davvero troppo pochi, soprattutto per via della loro gestione poco equilibrata, per porre fine ad una saga televisiva le cui basi erano state poste addirittura a partire dal lontano 2011. Ma Game of Thrones, a prescindere dai suoi difetti, rimarrà per sempre un unicum nella storia del piccolo schermo: la grande serie dei record, come mai ce n’erano state in passato.

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