Game of Thrones, la recensione della settima stagione

Si è dunque conclusa anche la settima stagione della serie televisiva di Game of Thrones, fra le più amate e fra le più seguite in assoluto di tutti i tempi. Una season relativamente più breve rispetto a quelle precedenti, dal momento che è constata in soli sette episodi. Eppure, c’è stato parecchio di cui discutere e che ha fatto discutere, nel bene e nel male.

Game of ThronesEffettivamente, mai come quest’anno Game of Thrones, al netto degli ascolti record, è riuscito a tirarsi dietro un largo strascico di critiche e di opinioni fortemente negative. I detrattori, infatti, hanno puntato il dito contro uno sviluppo estremamente semplificato, rispetto a quello che dovrebbe essere il suo spirito originale. La serie, da questo punto di vista, era apprezzatissima proprio per via delle sue sfumature, delle ambiguità, dei personaggi sfaccettati e talvolta umorali. Una sceneggiatura insomma tridimensionale, difficilmente prevedibile in molti dei suoi aspetti, e per questo aperta a numerosi colpi di scena: le morti di parecchi protagonisti su tutti, o anche avvenimenti particolarmente drammatici.

Perdendo le linee guida della controparte cartacea di Martin, invece, Game of Thrones ha avuto sì l’innegabile pregio di fornire un seguito rispetto ai libri, ma quest’ultimo si è inevitabilmente uniformato verso i più classici standard del genere fantasy. Basti pensare al ridimensionamento dei personaggi: la divisione tra buoni e cattivi è divenuta netta e palpabile, rendendo ad esempio Jon Snow una sorta di bignami vivente sulle virtù e sulle doti umane, mentre dall’altro lato è stato contrapposto uno schieramento facile da odiare.

Cersei Lannister, Euron Greyjoy, la Montagna, e persino un personaggio storicamente scaltro come Ditocorto, sono dei cattivi resi senza grande spessore in questa ultima stagione: detestabili e guidati da una sorta di follia che non trova grosse giustificazioni né motivazioni che abbiano una logica. Il che, chiaramente, leva tutto quel fascino di ambiguità e di mistero che era proprio dei protagonisti di Game of Thrones nelle prime stagioni, manipolando i sentimenti dello spettatore e indirizzando il suo tifo da un lato piuttosto che da un altro. E i risultati, ovviamente, sono sotto gli occhi di tutti.

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