Game of Thrones 07×06, la recensione di Onecinema

Penultimo appuntamento anche per questa stagione di Game of Thrones, oramai giunta agli sgoccioli: appena un episodio, ormai, ci separa dall’atteso epilogo della season, benché le sei puntate viste fin qui in realtà paiono aprire dubbi più che chiuderli. Così come “Death is the enemy”, “La morte è il nemico” nel nostro idioma, è stato l’episodio che più di altri ha smascherato il problema fondamentale di questa stagione: con le linee guida della controparte cartacea, infatti, anche la coerenza narrativa della serie televisiva è andata inevitabilmente smarrita. E così, se da una parte ci si godono le azioni frenetiche, i momenti epici e i colpi di scena (per la verità parecchio telefonati), d’altro canto c’è un continuo susseguirsi di eventi sempre più improbabili, e dominati prettamente da uno smodato fan service.

Game of ThronesNon a caso, mai come questa settima stagione, in Game of Thrones abbiamo completamente perduto ogni sentore del tempo: in pochi minuti i nostri beniamini si ritrovano da un capo all’altro del mondo conosciuto (nonostante in realtà dovrebbero trascorrere diversi mesi), a lanciarsi in imprese delle quali non si comprendono appieno i motivi, o ad abbandonarsi a rapporti amorosi spuntati dal nulla più per accontentare i fan più accaniti che per vere e proprie esigenze di copione.

Non a caso, nell’oramai irritante pantomima montata fra le sorelle Stark, viene nominata completamente a caso Lyanna Mormont, personaggio entrato nel cuore di tanti appassionati pur avendo un ruolo estremamente marginale, per non dire nullo, ai fini della serie. E fa specie, a praticamente tutti i livelli, provare a gettare nuovamente un occhio alle prime due stagioni di Game of Thrones, all’antitesi proprio nella gestione dei personaggi, nella cura ai dettagli e nella totale imprevedibilità degli eventi.

Insomma, senza più il sostegno dei libri di Martin, fermatisi al quinto di sette tomi previsti, gli sceneggiatori stanno andando ormai incontro ad uno sbando pressoché totale, preferendo quindi affidarsi alle certezze dell’azione smodata e dell’utilizzo massiccio della computer grafica. Il che funziona, certo: ma Game of Thrones era un’altra cosa.

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